Carolina Crescentini

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Intervista su Libero
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Notizia del 22 aprile 2008 - 09:00


«Fate spazio ai veri attori»


Carolina Crescentini è Anna, la donna che diventa moglie di Dostojevskij ne I demoni di San Pietroburgo. E sulla candidatura ai David: «Finalmente si riscoprono gli attori seri, quelli che arrivano dalla scuola e non dall’universo della visibilità»

di Sara Gambèro

ROMA, 21 apr -Inarrestabile Carolina Crescentini. La giovane attrice romana, lanciata al successo l’anno scorso da Notte prima degli esami - Oggi, in pochi mesi è riuscita ad accaparrarsi il ruolo di protagonista nel film d’esordio di Silvio Muccino, Parlami d'amore, quello della ragazza amata da Nicolas Vaporidis nel noir Cemento armato e la prima attrice viziata e raccomandata nella serie di successo Boris. Il tutto coronato da una nomination ai David, fresca di poche settimane, e dalla partecipazione al filmone letterario in costume I Demoni di San Pietroburgo, che segna il ritorno alla regia di Giuliano Montaldo (quello di Sacco e Vanzetti, L'Agnese va a morire, Gli occhiali d'oro).
Girato in realtà un anno e mezzo fa, a gennaio 2007, per Carolina, che interpreta Anna Grigorjevna, la giovane stenografa che diventerà moglie di Dostojevskij, di cui la storia racconta i tormenti privati di uomo e scrittore, questa pellicola rappresenta il coronamento di un sogno.
«È per film di questo tipo che ho deciso di fare cinema - confessa -. E per fortuna che, negli ultimi tempi, si stanno riscoprendo giovani attori che si sono fatti "un mazzo così" per studiare e non incapaci che arrivano dall’universo della visibilità».

Prima di parlare di questo film, una battuta sui recenti David, per cui avevi ottenuta una nomination
Dico che sono la donna più felice del mondo!

Cosa è cambiato dopo quella nomination?
Niente, se non che sono strafelice e che mi sono resa conto che ci sono delle persone che fanno il tifo per me, cosa che mi spinge a fare sempre meglio. Dopo che avevo saputo della candidatura, pensavo: "Oddio, ora diranno che non me la merito, mi ammazzeranno". Poi invece una mattina, il 18 aprile per l'esattezza, mi sono svegliata e mi sono detta: "Sai che c’è? Me la voglio godere tutta!" È la cosa più bella che mi potesse succedere, ho fatto solo quattro film e se mi arriva già una candidatura è fantastico.

Tu, Alba Rohrwacher, Valentina Lodovino, Cristiana Capotondi. Sta emergendo una nuova generazione di attrici davvero toste. Che ne pensi?
Finalmente! Dopo tanti non attori, gente che veniva dall’universo della visibilità ma non c’entrava niente con lo studio della recitazione, si sta verificando, grazie a Dio, la riscoperta di persone che hanno studiato, si sono fatte il "mazzo" per fare un mestiere, non per essere notate senza saper fare niente. Io arrivo dal Centro sperimentale di Cinematografia e credimi che lì ci sono tanti miei amici pronti per essere notati.

Veniamo al film di Montaldo, I demoni di San Pietroburgo. Hai sentito una certa responsabilità nell'interpretare un filmone letterario su Dostojevskij?
La responsabilità c’è sempre nel nostro lavoro, che va fatto con il cuore e la massima dedizione. Non ti puoi permettere di essere leggera in una professione che ritengo essere di grande responsabilità. Io per esempio se faccio una cavolata, poi mi fustigo per mesi...

Era il tuo primo film in costume?
Sì, a parte un piccolo cortometraggio.

E come è stato?
Stupendo, perché il costume fa almeno il 30% della recitazione. In questo caso si ha un primo ostacolo da combattere: la postura. Io che ho atteggiamenti moderni, gesticolo e ciondolo molto, per intenderci, dovevo imparare a controllarmi. Recitare in costume cambia tutto: per esempi non puoi alzare il braccio più di tanto, sei come "ingabbiato". Però è bellissimo. Pensa che al centro sperimentale avevo fatto delle prove, un anno prima di girare questo film, con vestiti del 1860 insieme Piero Tosi. Lui mi aveva insegnato a stare con abiti d'epoca e bustini. Tanto che sul set mi telefonava per darmi consigli su come muovermi.

La difficoltà maggiore nell’interpretare il tuo personaggio, Anna?

Proprio la postura, la compostezza. Prima di girare avevo letto Il Giocatore e la biografia di Anna (Dostojevskij, mio marito, che consiglio a tutti perché è un gran libro), dopodichè non ho avuto grandi difficoltà, soprattutto perché Giuliano Montaldo, il regista, ha saputo creare sul set un’atmosfera poetica e di una professionalità talmente alta che tutto è diventato semplice. Se devo essere sincera, ho avuto più difficoltà al doppiaggio, perché non sono brava in quel campo.

Mi pare di capire che essere diretta da Montaldo ti sia piaciuto parecchio
Giuliano ha reso le giornate sul set fantastiche: lavoravi dieci ore e non eri mai stanco!

Sii sincera, quanto ci hai messo per pronunciare il nome del tuo personaggio correttamente?

Da ridere, guarda: l’ho pronunciato Anna Grigorievna per una settimana, poi vado al doppiaggio e mi dicono: "No, devi dire Grigovnia". Trauma: Mi ci sono voluti altri dieci giorni per rimemorizzarlo!

E con Manojlovic? (L’attore slavo che intepreta Dostojevskij, visto in molti film di Kusturica)
Michi è incredibile. Lo ripeto in continuazione, è l’attore più bravo che abbia mai visto da vicino. Pensa che recitava in francese e io, pur non sapendo una parola, lo capivo benissimo. Ci sono state delle volte che per esigenze sceniche ero di nuca (di quinta, in gergo) davanti a lui e mi commuovevo ugualmente nel sentirlo. Vibra il tavolo quando recita, ti arriva alla pancia! È straordinario, eppure quando si dà lo stop diventa la persona più semplice dell’universo. Tra il regista, lui, e tutta la troupe, compresa la squadra del direttore di fotografia Arnaldo Catinari che ho poi ritrovato nel film di Muccino, non ho fatto che imparare. Poi io ci tenevo tanto a questo film, perché mi rappresenta molto.

In che senso?
Fino ad ora ho partecipato a un certo tipo di cinema, più generazionale, che continuerò volentieri a fare, ma io ho studiato per questo tipo di pellicole. È per questi film che ai tempi dell’università ho deciso di fare cinema.

Cosa intendi quando dici "questo tipo di cinema"?
Il cinema delle responsabilità, il cinema del "rompi la bolla di sapone" e inizia a pensare. Il cinema dell’"aspetta, parliamone e capisci". Io ho rotto la mia bolla di sapone borghese nella quale i miei mi avevano messa, probabilmente per poteggermi. E quando ho iniziato l’università è stato grazie ai film dei vari Montaldo, Petri e altri che ho capito tante cose. È stato fondamentale l’incontro con il cinema di questo tipo, ha cambiato la mia vita.

La bellezza è un punto di forza o tavolta un ostacolo nel tuo lavoro?
La bellezza non è una colpa se tu non ne diventi schiavo. Io personalmente non mi sento colpevole di essere "decente". Certo, se fai sì che la bellezza diventi punto cardine della tua recitazione, allora lì nasce un problema. La bellezza è, diciamo, un’arma a doppio taglio.

E come si può gestire?
Devi essere capace di azzerarti, di migliorarti o di peggiorarti a seconda delle esigenze, ma sempre in funzione del personaggio. Capire che come persona non sei niente, è il tuo personaggio che deve parlare. Puoi essere te stessa quando esci con gli amici, ma mentre stai recitando sei qualcun altro. E la tua faccia, il tuo corpo non sono altro che involucri che devono essere messi al servizio del personaggio al quale dai cuore e corpo.

Parliamo del fenomeno Boris, parodia delle serie tv, che ha avuto un enorme e inaspettato successo. Che ne pensi?
Boris appartiene alla mia comicità. È una critica alla nostra televisione fatta con il sorriso perché, si sa, ci sono cose che si possono dire solo sorridendo. Se le dici con il sopracciglio inarcato, prendendoti sul serio, finisce che ti danno addosso. Il successo ottenuto da Boris, non solo fra gli addetti ai lavori, come invece noi pensavamo succedesse, mi rende particolarmente felice. Perché ti accorgi che la gente ha voglia di ridere in maniera intelligente e non banale o volgare.

Sei stata donna sensuale e oggetto del desiderio nel film di Muccino, la prima attrice raccomandata in Boris, la compagna dolce di Dostojevskij in questo di Montaldo. Su quali altri personaggi ti piacerebbe poterti esprimere?
Devono essere personaggi distanti da me ma che al tempo stesso mi facciano ritrovare parti di Carolina con le quali non familiarizzo spesso. E soprattutto qualcosa che rappresenti un ostacolo, perché mi piace lavorare su cose non facili. Amo costruire, riflettere, scavare. Come succederà nel mio prossimo lavoro, per esempio.

Cosa sarà?
La commedia di Cristina Comencini, Due partite, portata al cinema da Enzo Monteleone. Ecco, lì il mio personaggio sarà molto "recitato". Farò Sara, la figlia di Margherita Buy e ti dico solo che il provino ci ho messo dieci giorni a prepararlo...

Come mai?
Perché è un’isterica! E dovevo trovare i tempi giuti per non risultare troppo teatrale, rendendo la naturalezza nel costruito. Ci devo lavorare tanto su questo personaggio e la cosa mi piace, mi stimola.

Ti somiglia Sara?
Per me no, anche se c’erano dei momenti un cui il mio fidanzato mi diceva: "Sei isterica come lei!"


:)


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view post Posted on 2/11/2008, 01:21Quote

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Carolina è sempre grande nelle interviste, di una naturalezza e spontaneità.
 
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view post Posted on 20/1/2009, 20:05Quote
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nicolas sei fantastico!!!

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Status: Offline: ultima azione eseguita il 26/11/2009, 23:17


quoto con starina87 carolina è davvero fortissima

sei la mia forza, il mio punto d vita essenziale
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guardate un mio trofeo il suo fantastico autografo... lo tengo in bakeka
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a te che hai preso la mia vita e ne hai fatto molto d più


A te che sei... semplicemente sei, sostanza dei giorni miei, sostanza dei sogni miei...
 
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2 replies since 23/4/2008, 11:50
 
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